L'Amicizia il Paradiso e l'Avventura della Felicità prima puntata


Quel giorno in Paradiso c'era un poco di rumore
e sempre in ogni giorno dall'inizio del creato
a compiere missioni decise dal Signore,
l'esercito degli Angeli era tutto affaccendato.

Arcangeli gagliardi, comandanti regali,
eseguivano gli ordini dei vice-generali,
prodigiosi Cherubini e Serafini a molte ali,
per poi istruire gli Angeli, soldati ordinari,
secondo gerarchie da sistemi militari.

 Obbedienza era la prima delle leggi del sistema,
e dall'alto graduato fino all'ultimo Custode,
la rispettavan tutti senza mai darsene pena.
La seconda era il Servizio, un servizio con la lode!
Vuole dire far girare all'Universo le rotelle
perché voli una farfalla oppure brillino le stelle.

 Pur di numero infinito quelle creature alate,
c'era un ordine perfetto nel celeste Paradiso:
mai nessuno intraprendeva iniziative scellerate,
e ciascuno, che sapeva cosa fare di preciso,
lavorava molte ore, però liete e spensierate,

 Raccontavo che in quel giorno c'era il solito fermento,
mille e mille attività nel Divino Firmamento.
In un angolo sperduto del grandioso Paradiso
acquattato un Angioletto se ne stava tuttavia,
e con aria pensierosa dipinta sul suo viso
sospirava solitario colmo di malinconia.


Ramaèl che non lo aveva proprio visto da un bel po'
e da ore lo cercava dappertutto disperato,
in quell'angolo appartato finalmente lo avvistò.
Lentamente per rispetto, con il suo volo aggraziato,
sorridendo luminoso e lieve accanto gli planò.

 Ramaèl e Fiabèl erano Angeli soldato,
amici fratellini da quel magico momento,
un momento cominciato quando è cominciato il tempo.
Arricchivano l'un l'altro con diverse abilità
e operare nella gioia li rendeva più efficienti.
Sempre ridere e godere della gran complicità
ne faceva due Angioletti seriamente intelligenti!

 Ramaèl vide all'istante la tristezza fratello,
la gioiosità degli Angeli non è cosa fugace!
Si chiese quale fosse il suo terribile fardello
perché sono sempre allegri, non conoscono che pace!

 «Cosa accade?» domandò, nascondendo il suo dolore,
già sentiva quello stesso dispiacere dentro il cuore
perché in cielo come in terra tutto quanto è collegato:
la matrice di ogni cosa è la stessa nel Creato!

 Fiabèl disse sconsolato, continuando a sospirare:
«Tu lo sai cosa mi piace: amo scrivere novelle,
ma vorrei anche qualcuno cui poterle raccontare!»
«Hei, puoi raccontarle a me, io lo so che sono belle!
Dai fratello, sono pronto, tutto orecchie ad ascoltare!»

«Tu sai leggere il pensiero adorato fratellino, 
e sapresti già la fine dall'inizio di ogni storia!» 
La mente gli ronzava come fosse un arrotino 
a Ramaèl che zittì dentro una pausa obbligatoria. 

«Ecco qui la soluzione!» saltellando esclamò poi. 
«Fingerò di non sapere o di sapere solo un poco, 
farò finta per davvero, ci proviamo se lo vuoi!» 
«Non è affatto divertente se saprò che fai per gioco!» 

 A quel punto ormai sembrava non ci fosse soluzione, 
tuttavia lo sanno tutti quanto Ramaèl fosse tosto. 
Risolvere un problema gli donava eccitazione, 
quindi mai si rassegnava, ci provava ad ogni costo! 

 Continuò così a pensare con la mente concentrata, 
nonostante il coccodè di mamma chioccia spaventata 
perché ancora non si apriva un uovo della sua nidiata. 
Già da ore becchettava disperato Zenzerino, 
per sgusciare dal suo guscio, quel povero pulcino! 

 Pensa, pensa, e pensa ancora, venne quasi folgorato 
da una bella soluzione a un problema complicato. 
«Suggerisci le tue fiabe a un umano luminoso, 
che sia tenero di cuore e di Spirito armonioso. 
Avrà cura di narrarle ai bambini di laggiù, 
dalla Russia fino al Congo e fino ai monti del Perù, 
ai bambini del pianeta della tanto amata Terra, 
dell'Australia o dell'Italia, dalla Cina a Gibilterra!»

«Wow che idea meravigliosa, tu sai sempre cosa fare!» 
Ora Fiabèl saltellava colmo di felicità.
Quella sì era una trovata degna da sperimentare,
degna del suo saggio amico e della sua genialità!
 Come sempre si conviene, ci voleva un piano astuto
per organizzare bene un viaggio tanto sconosciuto,
ma se Ramaèl dava aiuto con la sua grande saggezza,
in qualunque azione folle il successo era certezza!

 Ramaèl intanto accorse dalla chioccia disperata
che covava l'uovo chiuso della sua bella nidiata.
Il grosso babbo gallo dal potente becco giallo,
sembrava un maresciallo che chiamava un po' arrabbiato
e l'Angelo temeva anche di essere beccato!
Dopo un po' tornò felice dal suo ultimo mandato,
perché il tenero pulcino era finalmente nato.

Fiabèl era impegnato a compilare silenzioso
un elenco di nomi molto lungo e laborioso.
In angelico grafismo, che per noi umani è strano,
e con bell'inchiostro d'oro che brillava da lontano,
la lunga pergamena conteneva tutti i resti
dei candidati scelti tra milioni di terrestri.
Solo uno avrebbe poi avuto fiabe come ali,
scelto ancora non sappiamo con che arcane credenziali.

«Se non vieni insieme a me è un'impresa disperata!
Come al solito ho bisogno della tua praticità,
di quella tua saggezza profonda e meditata,
quel tuo fiuto eccezionale per la vera verità».

 Ramaèl rispose: «Sì» sonoro come un campanello.
Non aveva mai negato un aiuto a suo fratello.
Oltretutto quell'impresa di viaggiare tra la gente
gli sembrava originale e anche molto divertente.

 Dall'angolo sperduto del celeste Paradiso,
dove si erano appartati soli soli a complottare,
partirono per dire cosa avevano deciso
al Gran Capo Creatore, e Lo andarono a cercare.

 Il Sovrano fu benevolo e promosse la missione
ma guardandolo negli occhi si vedeva un ché di affranto,
perché sì, c'era un sorriso dentro quella Sua espressione,
tuttavia a guardare bene si vendeva un po' di pianto.

Gli Angeli notarono l'insolito Suo fare,
ma il Capo mai nessuno aveva osato interrogare!
Il Sovrano non lo disse mai di cosa si trattava
tuttavia sapeva bene cosa stava succedendo:
era il libero arbitrio che si manifestava,
e dentro Fiabèl stava adesso dirompendo.

Il libero arbitrio è come scendere in picchiata,
poi risalire in alto, poi giù fino all'asfalto,
rischiando troppo spesso una caduta accidentata.
E' insomma un folle volo ma farà volare in alto.

 Se Fiabèl rinunciava alla solita obbedienza,
poteva realizzare un desiderio personale
al quale lui da sempre aveva fatto resistenza.
Qualcosa di magnifico, di proprio eccezionale.
Lo dico ch'è importante, lo dico per inciso,
il fatto più di tutti veramente sorprendente
è che non succede tutto questo in Paradiso,
ma succede all'uomo perché lui è differente!


Benedetti dal Sovrano, e tanto emozionati,
verso il mondo umano partirono i soldati.
Ecco la dimora di quel primo candidato
profumata di cibo e scoppiettante d'allegria:
la mamma cucinava con amore un buon brasato
e il padre leggeva sul divano in apatia.

La prole sembrava un equipaggio ammutinato
che correva e schiamazzava in libera anarchia.
Ramaèl e Fiabèl ammirarono estasiati
le tre piccole pesti che giocavano ai pirati.

Tuttavia fu presto chiaro che qualcosa non andava.
Il padre stanco morto sul divano sonnecchiava:
non si curava affatto delle proprie creature!
Durante tutto il giorno duramente lavorava,
così la sera proprio non voleva seccature!

 «Non va bene, che disgrazia» Fiabèl era sconsolato,
gli piaceva quell'umano che credeva alla magia,
quindi cancellò il suo nome dalla lista addolorato.
Inventava grandi storie con immensa fantasia,
ma com'era da bambino se lo era già scordato.

Prima di partire, Ramaèl lasciò il suo dono:
una soffice carezza ma potente come un tuono!
Il piumato, lieve tocco fu più forte di un cannone:
regalò a quell'uomo stanco la potenza di un leone!

 Alzò gli occhi dal giornale che leggeva sul divano,
amò tanto quel rumore delle pentole lontano,
e fu grato per la cena che la moglie aveva cotto.
Poi guardò con meraviglia quei bimbetti nel salotto,
i suoi figli impertinenti che cercavano un biscotto.
 Fu così che si alzò lesto dal divano sorridendo,
li invitò a salirgli in groppa e poi corse via ruggendo.

Tra i lazzi e gli schiamazzi la serata fu speciale
quando venne anche la mamma con la cena celestiale.

Partirono felici gli Angioletti da quel posto
per volare dal secondo candidato di nascosto.
 (Continua)